Cape Town Opera

La Cape Town Opera (CTO), la compagnia lirica più importante del continente africano, entusiasma da dieci anni il pubblico di tutto il mondo, viaggiando dalla madre patria a paesi come Regno Unito, Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Israele, Stati Uniti, Australia e Spagna. Grazie ai suoi talentuosi cantanti, la compagnia ha vinto il premio come Miglior Coro Lirico agli International Opera Awards 2013. La CTO è una palestra fondamentale per i giovani talenti africani, molti dei quali provengono dalle comunità più povere del Sudafrica. Il repertorio, straordinariamente vario, include opere, operette e musical (da Monteverdi, Janacek e Gershwin a nuove commissioni sudafricane). Questo non impedisce però alla compagnia di impegnarsi a fondo presso le comunità rurali e giovanili di tutto il Paese. Dal 2005, la CTO esibisce le sue doti vocali in un elenco di produzioni itineranti che calcano le scene di tutto il mondo. Il Cape Town Opera Choir raggruppa 24 voci provenienti da tutti gli angoli del Sudafrica. Vincitore del premio Coro dell’anno all’International Opera Awards 2013, si è rapidamente affermato come uno dei più convincenti e variegati ensemble vocali. Sotto la guida di Marvin Kernelle, si è esibito in numerose occasioni in patria e all’estero, con un repertorio che spazia dalla lirica agli inni tradizionali, dal jazz agli spirituals. Dagli esordi nelle township di Johannesburg, è arrivato alla Filarmonica di Berlino diretta da Sir Simon Rattle. Nel 2014, il Coro ha cantato nei Paesi Bassi, a Bordeaux, Perth, Monaco di Baviera e Barcellona, e si è esibito in più di 20 concerti e opere in scena a Città del Capo e in tutta la regione.

MANDELA TRILOGY

Mandela Trilogy nella forma ibridata del musical, che però suona anche come opera; con molti richiami al Novecento di Britten, molti inserti di jazz, ma anche molti sguardi al repertorio sudafricano, tratteggia perfettamente la figura del grande Madiba.
Si racconta una storia passata, che tuttavia nella forma immediata dell’impianto di “Mandela Trilogy” non potrà che riflettersi sul presente. Colorata, giocata tutta sui corpi, semplice ma possente nei gesti di gruppo, l’opera viene da Cape Town. È una produzione nata il 18 giugno 2012, giorno del novantaquattresimo compleanno del più famoso presidente del Sudafrica, dal 1994 al 1999: primo presidente eletto dopo l’apartheid e premio Nobel per la pace nel 1993. Alle spalle quei ventisette anni di prigione, interrotti nel 1990 per una pressione contro la sua condanna a vita che aveva preso ormai dimensioni mondiali. Un coro etnico, parlato, sulle sonorità e gli accenti caratteristici della lingua Xhosa, la lingua madre di Mandela, fa da sfondo al suo rifiuto ad accettare una libertà individuale e condizionata. Che avrebbe solo il sapore di una resa. Madiba non accetta. Non viene liberato. Non può sottostare alla regola del “bantustan”, del ghetto, del territorio forzato. Il racconto della sua storia, scritto su libretto di Michael Williams, anche regista, e con la collaborazione di due compositori, Péter Louis van Dijk, per il primo e terzo atto, e Mike Campbell, per il secondo, diventa una “Trilogy”. Scandita in tre atti, in ciascuno presenta un Mandela diverso: prima quello giovane, il ragazzo cresciuto tra i riti iniziatici e i combattimenti della madre Africa, nel paese natale di Mvezo, un piccolo villaggio incontaminato; poi quello disinvolto e seduttivo dei cinema e dei jazz club di Sophiatown, la Harlem sudafricana, dove Mandela svetta, tra echi di jazz e canzoni di Miriam Makeba, nello storico Jig Club, prima delle incursioni della polizia; e infine il Mandela della prigione, delle tre diverse carceri di Robben Island, Pollsmoor, Victor Verster. Anche qui, pur nello stile diverso dei due compositori, van Dijk e Campbell, uno più vicino a Gershwin e alla canzone americana, al pianoforte, l’altro più sperimentale, corale e con citazioni evidenti, ad affiorare in primo piano rimane soprattutto un elemento: la difesa di una cultura identitaria, di tradizione. Attraverso la musica canta e ritma la volontà di libertà.

PORGY & BESS

Il “Porgy and Bess” di Gershwin è un’opera estremamente complessa e tecnicamente difficile. Con i suoi requisiti, tipici di un grande coro di cantanti neri enormemente talentuosi, l’opera è ideale per gli artisti della Cape Town Opera. Questa produzione di “Porgy and Bess” riflette la particolare intensità e l’energia dei cantanti sud africani. La realtà quotidiana della loro vita – come semplicemente tornare a casa dopo una notte di lavoro – è più pericolosa e più irta di melodramma di qualsiasi opera in cui si esibiscono. L’azione si svolge nella stessa epoca dell’Apartheid, nell’espressione della sua massima arroganza e peggiore eccesso: traslochi forzati, demolizioni di abitazioni ancestrali, e la mancanza di rispetto per i diritti umani. Vite troppo spendibili e miserabili per quelle persone così convenientemente dimenticate dai pochi che vivevano nel comfort e nella sicurezza. Questa è la storia di “Porgy and Bess”, e l’allestimento della Cape Town Opera dell’opera classica di Gershwin riflette lo spirito di ottimismo che pervade il Sud Africa contemporaneo.

AFRICAN ANGELS

Il progetto African Angels è stato creato nel 2012, con l’intento di dare vita ad uno spettacolo musicale a tema sudafricano che mettesse in evidenza la qualità soul e le esuberanti prestazioni dei migliori coristi del Sud Africa, mescolando coreografia e teatralità con un concerto corale classico. Il coro, composto da 18 voci (9 uomini e 9 donne, tutti superbi solisti) è accompagnato dal pianoforte di José Dias, con un repertorio che spazia dai canti tradizionali africani, alla musica gospel e alla lirica. Nel 2013 African Angels è stato selezionato come il miglior coro d’opera dell’anno. In African Angels, il coro si muove ritmicamente, e perfettamente a proprio agio, dai canti Spiritual e Gospel, come “Oh, Happy Day”, ai canti della tradizione africana, che catturano la felicità solare dell’Africa, alle arie operistiche. Il pathos solenne della cultura operistica europea, incontra il gospel e la musica folk sudafricana. L’inserimento di brani tratti da Porgy and Bess di Gershwin, fornisce poi un ponte con l’opera americana. Questo vibrante concerto ha goduto di grande successo come spettacolo inaugurale del prestigioso Festival di Colonia a luglio 2014. L’Hallelujah Medley che conclude il concerto, in un crescendo di bravura vocale e grande musica, ha fatto sussultare la Philharmonie Concert Hall in una lunga e commossa standing ovation.

Progetti in collaborazione con Rosalba Di Raimondo (www.rosalbadiraimondo.com)

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